Colantonio, Deposizione

Colantonio, Deposizione (1455-1460)
Olio su tavola, 149x295cm
Museo Nazionale di Capodimonte (mappa)

***

Questa bellissima tavola originariamente nella Chiesa di S.Domenico Maggiore, sarebbe stata dipinta tra il 1455 e il 1460 basandosi sul modello di un arazzo – su disegno di Rogier van der Weyden – acquistato da Alfonso il Magnanimo proprio nel 1455.

A differenza di opere precedenti (vedi ad es. San Girolamo nello studio) in cui si avverte maggiormente il richiamo allo stile borgognone-provenzale di Barthélemy Eyck – presente a Napoli alla corte di Re Renato d’Angiò – qui sono più evidenti gli influssi nordici apportati, dopo l’arrivo degli aragonesi, dall’arte fiamminga: i panneggi, il paesaggio urbano sullo sfondo, la donna in lacrime sulla sinistra che è la copia speculare di una analoga figura presente in una deposizione di Petrus Christus…

Colantonio_deposizione_1455-60

E, d’altra parte, non è un caso che le prime citazioni di Colantonio – risalenti a Pietro Summonte nel 1524 – riferiscono come il maestro fosse in grado di imitare alla perfezione qualsiasi quadro vedesse e che si applicasse in particolare alla riproduzione degli autori di Fiandra, poiché erano quelli più ricercati all’epoca (“Insomma lo bon Colantonio la contrafece tutta questa pittura, di modo che non si discernea la sua da l’archetipo”).
In pratica… un vero e proprio falsario napoletano!

Confronto fra le figure di Petrus Christus e Colantonio

Napoli Aragonese | Colantonio, Deposizione - dettaglio

Napoli Aragonese | Colantonio, Deposizione - dettaglio

E tuttavia Colantonio non fu solo banale imitatore: qui la composizione presenta caratteri originali ravvisabili – ad esempio – nello sviluppo verticale della composizione  (molte delle deposizioni fiamminghe si estendono in orizzontale), nella presenza di due scale invece di una e, più in generale, nella luce che rimanda a modelli toscani che – passando forse per la “Crocifissione Thyssen” attribuitagli da alcuni autori – saranno successivamente ripresi nell’ultima composizione a lui riferibile con certezza: l’ancona di S. Vincenzo Ferreri proveniente dalla chiesa di S. Pietro Martire a Napoli e oggi custodita a Capodimonte, nella medesima sala dedicata alla pittura napoletana del periodo aragonese.
Non è un caso, tra l’altro, che in questi stessi anni fosse presente a Napoli – e anzi sia stato suo discepolo come riferisce ancora il Summonte – un promettente giovane pittore proveniente da Messina e che di lì a poco sarebbe stato in grado di innestare sui modelli nordici la lezione di Piero della Francesca…

Napoli Aragonese | Colantonio, Deposizione - dettaglio

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