Annunciazione di S. Agata dei Goti

Angiolillo Arcuccio, Annunciazione (1465-1470 circa)
Chiesa della SS Annunziata – S. Agata dei Goti.

 

Angiolillo Arcuccio, Annunciazione di S.Agata dei Goti

“una vera frenesia d’oro e di lustri circola per tutta l’opera” (R. Causa, 1950)

Questa splendida pala d’altare è stata realizzata all’epoca in cui l’autore – pur mantenendo alcuni elementi decorativi tipici della pittura valenciana – che si ritrovano peraltro in altre “annunciazioni” successive (notare in particolare le vesti arricchite con decorazioni d’oro rese con la tecnica dell’estofados) – iniziava a discostarsi per alcuni aspetti dai modelli iberici: in particolare la resa degli incarnati è affrontata grazie ad un uso della luce totalmente innovativo rispetto ai suoi standard.

L’eccezionale cornice coeva contribuisce non poco alla particolarità di questa pala: secondo una modalità tipica di certe composizioni fiamminghe, la scena è inquadrata da una bifora – a cui fa riscontro un’analoga apertura sulla parete di fondo – in modo da donare allo spettatore l’impressione di riuscire ad assistere da una posizione privilegiata ad un evento che, nonostante la portata universale che ben conosciamo, svolgendosi all’interno dell’abitazione appare quasi intimo, certamente privato.
Quasi come se l’autore avesse voluto dire al fedele “Vuoi vedere come si svolsero realmente i fatti? Vieni a vederlo dalla finestra nella nostra chiesa!”

Angiolillo Arcuccio - Annunciazione di S.Agata dei Goti, dettaglio

Nelle due predelle inferiori sono raffigurate scene della resurrezione e dell’ultima cena; quest’ultima, tuttavia, secondo alcuni autori non sarebbe riconducibile alla mano di Arcuccio. In origine la pala era chiusa da sportelli (ancora in loco tra la metà del ‘500 e gli inizi del ‘600) sui quali figuravano i santi protettori della città: S.Agata e S.Stefano.

In passato alcuni autori, tra cui Raffaello Causa, identificarono tale opera con quella descritta in un documento, datato 1483, in cui i francescani di S.Agata dei Goti commissionavano ad Arcuccio un più ampio polittico per la ragguardevole somma di 60 ducati. Tuttavia studi più recenti, basandosi su implicazioni stilistiche che riconducono questa pala ad almeno un decennio prima e alla sommaria descrizione dell’opera citata nel documento, hanno definitivamente abbandonato questa ipotesi. Purtroppo del polittico del 1483 – se mai realizzato – si sono totalmente perse le tracce…


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