Le Armelline di Ferrante

Ermellino miniato nel manoscritto "Obiurgatio in calumniatorem divini Platonis" di Andrea Contrario

Ermellino miniato nel manoscritto “Obiurgatio in calumniatorem divini Platonis” di Andrea Contrario

Ermellino miniato nel manoscritto “Obiurgatio in calumniatorem divini Platonis” di Andrea Contrario

Nel 1465 Ferdinando d’Aragona volle istituire l’Ordine dell’Ermellino, dedicato all’Arcangelo Michele, probabilmente per premiare e legare ulteriormente a sé i baroni rimasti fedeli al sovrano dopo la congiura terminata proprio in quell’anno.

Gli obblighi del cavaliere insignito di tale onoreficenza erano di esser fedele alla Religione Cattolica, essere devoto al Re e perseguire sempre onestà e giustizia. Come simbolo era stata scelta una collana con le maglie d’oro formate dal trono infuocato alternato a tronchi germoglianti e un pendente costituito da un ermellino d’oro smaltato di bianco, con la scritta “decorum”

La scelta dell’ermellino sarebbe legata al significato simbolico dell’animale che, con il suo manto candido e – secondo la leggenda – la sua predisposizione a farsi uccidere piuttosto che insozzare il manto (“Malo mori quam foedari”, “Meglio morire che essere disonorato” era il motto dell’Ordine),  rappresenterebbe la purezza e l’adesione agli ideali cavallereschi, a sottolineare la decisione del sovrano di perdonare i suoi nemici e non macchiarsi del sangue dei baroni traditori: in particolare Ferrante intendeva sfruttare politicamente il perdono concesso al cognato, il Duca di Sessa Marino Marzano, che aveva attentato alla sua vita.

L’effige dell’ermellino divenne dunque una delle divise araldiche preferite dal sovrano, e lo si può ritrovare raffigurato nelle cornici di diverse miniature che abbelliscono alcuni tra i più preziosi manoscritti appartenuti a Ferdinando I.
Contemporaneamente, sempre con intento di diffusione del messaggio politico, Ferrante fece coniare una moneta d’argento del valore di mezzo carlino con l’effige di questo animale e che prese appunto il nome di “Armellina”.

La moneta ha un diametro variabile tra i 19 e i 22 cm ed un peso che oscilla da  1,65 e 1,90 gr.

Il  diritto mostra lo stemma inquartato d’aragona di forma ottagonale sormontato da una corona. L’epigrafe riporta + FERRANDVS  D  G  R  SICILI. Sono conosciute varianti con FERDINANDUS, con “Sicilia” variamente abbreviato, con l’uso di uno o due anelletti per separare i caratteri e anche una rara variante con le scritte in caratteri gotici.
Al rovescio troviamo l’ermellino rivolto a sx sormontato da una rosetta o un globetto e un cartiglio con la legenda DECORVM (o DECORV). L’epigrafe più comune recita SERENA OMNIA (variamente inquadrati e separati da anelletti o rosette e loro combinazioni) mentre in esergo si trova la sigla dello zecchiere (I o T) tra due rosette, con o senza anelletti ai lati. E’ anche nota una variante con l’epigrafe IVSTA TVENDA.

Armellina d'argento di Ferdinando I d'Aragona

 

In totale il Corpus Nummorum Italicorum ne distingue “soltanto” 42 varianti, mentre il Pannuti Riccio le raggruppa in 5 varietà principali più la variante “IUSTA TUENDA” (la mia, raffigurata in foto, corrisponde ad una P/R 22d). La scarsità di varianti rispetto ad altre coniazioni farebbe supporre che la produzione di queste monete sia durata per pochi anni.
Altre monete con l’ermellino e l’epigrafe IN DEXTERA TUA SALUS MEA sono da attribuire ai successori di Ferdinando I, così come le varianti con  al diritto il trono infuocato o la montagna di diamanti.

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