Il busto di Ferdinando I di Guido Mazzoni

Guido Mazzoni, Busto di Ferdinando I d’Aragona, 1491 circa
Museo di Capodimonte (proveniente dalla Chiesa di Monteoliveto).

***

In questo fedelissimo ritratto (recentemente identificato anche come Alfonso II), nel quale al beneamato  Ferrante  non vengono risparmiate le fattezze piuttosto appesantite e le rughe dell’età matura, possiamo notare che il sovrano indossa il collare dell’Ordine dell’Ermellino, da lui fondato il 29 Settembre 1465.

Ferdinando_Mazzoni

Le interpretazioni sulle motivazioni legate alla nascita di tale ordine e sul significato dell’ermellino sono varie, ma tra le più accreditate c’è quella che ritiene che l’Ordine fosse instaurato per premiare e legare ulteriormente a sé i baroni rimasti fedeli al sovrano dopo la congiura terminata proprio nel 1465 (G.M.Fusco, “Sull’Ordine dell’Armellino”, Napoli 1844).
La scelta dell’ermellino (collegato al motto “Malo mori quam foedari”, “Meglio morire che essere disonorato”) sarebbe legata al significato simbolico dell’animale che, con il suo manto candido, rappresenterebbe la purezza e l’adesione agli ideali cavallereschi, a ricordare la decisione del sovrano di perdonare i suoi nemici e non macchiarsi del sangue dei baroni traditori.
Tale spiegazione non convincerebbe tutti gli autori, come è ovvio vista la strage compiuta dal Re a danno dei baroni traditori proprio nel 1465!
L’ordine, come dimostra la data ufficiale di fondazione, era intitolato a S.Michele Arcangelo ed aveva una cappella dedicata in una chiesa napoletana: o quella di S.Michele in Castel dell’Ovo o addirittura S.Domenico Maggiore (originariamente intitolata proprio all’Arcangelo, e destinata poi a custodire le reliquie degli aragonesi).
L’effige di San Michele (con tanto di lancia e drago) si può notare sulla fibbia che orna il lato destro del berretto.

Napoli Aragonese | Mazzoni - Busto Ferrante Aragona - dettaglio arcangelo

Secondo il IX Capitolo dell’Ordine “El collare volimo sia fatto in questo modo cioè che tucto sia colligato de stipiti cioè tronconi de arbori in la cima de li quali siano inserti dui ramicelli li quali incomenzano ad buctare fronde et similmente de sedie, de le quali escano fiamme, per modo che siano collocate inseme cioè uno stipite et poi una sedia, et in questo modo sia composto tucto el collare; dal quale collare penderà avanti el pecto una imagine di arminio bianco de oro smaltato in bianco, a li piedi del quale sia uno breve con questa parola Decorum…”
Come si può notare, il collare raffigurato sul busto non corrisponde esattamente a quello ufficiale: vi dovrebbero essere raffigurati solo “il trono infuocato” (Siti perillòs) e dei tronchi ramificati, mentre in questo si possono notare – oltre al trono infuocato – altre “imprese” care ai regnanti aragonesi: il libro aperto, la montagna di diamanti e le spighe di miglio.

Napoli Aragonese | Mazzoni - Busto Ferrante Aragona - dettaglio ermellino

L’ordine prevedeva un numero massimo di 27 cavalieri tenuti alla difesa della Chiesa di Roma e alla devozione al Re e si sciolse silenziosamente con la scomparsa della dinastia aragonese di Napoli. Tuttavia il suo ricordo continuò a circolare per alcuni decenni dopo l’arrivo degli spagnoli grazie alle “Armelline“, monete d’argento del valore di mezzo carlino fatte coniare per l’occasione da Ferrante, e che furono riedite con nuovi coni – leggermente modificati – anche da Alfonso II e Ferdinando II.

Napoli Aragonese | Armellina di Alfonso II

Armellina di Alfonso II di Aragona

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